PER ME INFATTI IL VIVERE È CRISTO
PER ME INFATTI IL VIVERE È CRISTO
“Per me infatti il vivere è Cristo, e il morire un guadagno...” (Fl.1:21)
“... poiché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore, ma il rimanere nella carne mi è più necessario per voi” (Fl. 1:23-24)
Una signora anziana che nonostante la grave malattia stava serenamente su un letto di ospedale, parlava col suo pastore che era passato a visitarla. “Sa pastore, il Signore mi ha donato una vita bellissima. Una vita semplice si, ma serena e piena di affetto dato e ricevuto”. “Lo so” – rispose il pastore. “C’è una cosa che desidero però, può aiutarmi?” “Certo” – rispose il pastore. “Quando mi seppelliranno, vorrei avere un cucchiaino in mano”. “Un cucchiaino?”. Il pastore si mostrò autenticamente sorpreso. “Perché vuoi essere sepolta con un cucchiaino in mano?”. L’anziana signora allora spiegò: “Sa, mi è sempre piaciuto partecipare ai pranzi, alle cene, alle festicciole. Quando arrivavo al posto che mi era stato assegnato al tavolo, guardavo subito se c’era un cucchiaino vicino al piatto e lo sa perché? Perché significava che alla fine del pranzo c’era il dolce o il gelato”. “E allora?” – chiese il pastore. “Significava che il meglio arrivava alla fine! È proprio questo che voglio far capire al mio funerale. Quando passeranno vicino alla mia bara e vedranno il cucchiaino tra le mie mani, si chiederanno “Perché quel cucchiaino?”. A quel punto vorrei che lei rispondesse loro che per me il meglio sta per arrivare”.
Che bellezza aver compreso ciò!
In fondo cos’è la morte se non un trasloco? La parola morte sa di fine, di cessazione. Questo non descrive per niente la realtà! Se un italiano si trasferisce in Germania, cessa di esistere? Se un inglese attraversa lo stretto della Manica e raggiunge la Francia, diventa cenere? Quando Cristoforo Colombo arrivò in America, smise di essere? No! Così è il passaggio da questa vita a quell’altra: cambiare posto in cui vivere! Tutto qui! Certo ci si deve assicurare di appartenere a Cristo avendoLo accolto durante la vita sulla terra, come il più grande dono di Dio e avendoGli affidato la propria esistenza. Se è così, nessuna paura: la cosiddetta morte o fine dell’esistenza intesa come un grande nulla, smette di spaventare, perché sarà proprio lei a morire! Ciò che Dio soffiò nelle narici dell’uomo, “l’alito vitale” è eterno, indistruttibile, e la Scrittura ci tranquillizza dicendo che “tornerà a Dio che l’ha fatta”. D’altra parte, il Salmo più famoso di tutta la Bibbia, non dice che “quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte non temerei alcun male perché Tu (Signore) sei con me”? Fino a prova contraria i morti, cioè gli immobili, non camminano. O no?